Gilberto Sanmartini è nato a Ronca di Monte San Pietro (Bo) nel 1943 da genitori contadini.
Ultimo di otto fratelli, fin da piccolo ha coltivato la passione per l’arte in tutte le sue espressioni, in particolare per la pittura. Autodidatta, all’età di 24 anni ha incominciato a partecipare a mostre, rassegne e
concorsi.
E’ il «cantore dell’autunno». I suoi paesaggi padani appaiono avvolti nelle nebbie e si ispirano a cascine, torrentelli, rivoli, fossati dell’Appennino bolognese e modenese.
C’è la vera essenza della nostra terra, dei nostri paesaggi nelle tele di Gilberto Sanmartini, l’artista bolognese noto come “pittore delle nebbie” per la sua abilità nel riproporre nelle suo opere le immagini nebbiose e solitarie della campagna emiliana. Non si tratta, però, di esercizi pittorici banali, compiaciuti e saturi di tecnicismi accademici.
Di Sanmartini colpisce, infatti, la spontaneità, la capacità di rendere agli occhi ciò che l’anima ha lungamente elaborato e riconosce ormai come proprio e familiare. Le case, i campi bruni, dolcemente pettinati dall’aratro ed i filari che si smaterializzano, quasi lontani, dal latteo torpore della nebbia ci parlano di un mondo interiore ricco, un patrimonio che l’artista ha accumulato e che ha saputo coniugare con una sensibilità davvero inconsueta.
Nella soffusa quiete invernale, che custodisce gelosamente la rinascita della vita, Sanmartini ripone ricordi, sogni e meraviglie.
Da qui iniziano racconti noti ed al contempo sconosciuti che non narrano soltanto di case, di alberi, di gelo. Dietro ogni muro che emerge dal silenzio c’è una voce che ci parla delle nostre radici.
E il candore si dissolve, svelandoci il nostro futuro.
“Inseguiti, amati colloqui di aride macchie erbose,spoglie ramificazioni, pallidi soli, nevi, umide strisce di terreni arati, brumose elegie collinari”. Questo il pensiero di Luciano Bertacchini. E ancora Mauro Donini afferma: “I paesaggi di Gilberto Sanmartini non si sviluppano mai nell’effervescenza dei colori.
Il suo itinerario comincia e si conclude nella malinconia dell’autunno o dell’inverno, anche se nella tela riverbera sempre un filo di luce ad illuminare la speranza in un domani migliore”




















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